Ieri era l’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna. Un giorno in cui ci viene ricordato quanto sia bello celebrare il contributo femminile alla società, alla famiglia, al lavoro. Un giorno in cui tutti, ma proprio tutti, si sentono un po’ più gentili. E via con le frasi ad effetto, gli omaggi floreali e le celebrazioni a metà tra il sociale e il marketing. Eppure, questa giornata, che sembra essere un po’ l’unico giorno dell’anno in cui il mondo si ricorda delle donne, mi fa venire in mente una domanda al profumo di mimosa: perché festeggiare solo un giorno? Perché non far in modo che ogni maledetto giorno sia un 8 marzo, ma senza il bisogno di una “data speciale” sul calendario e un hashtag rispolverato per ricordarcelo?
L’8 marzo non voglio fiori. Voglio rispetto tutti i giorni, voglio che le donne, come gli uomini, possano esprimersi senza paura, senza che qualcuno le scruti dall’ alto verso il basso. O meglio da dietro verso davanti. Voglio che una donna possa fare il suo lavoro senza essere “l’eccezione” alla regola, senza che il suo talento venga misurato con una lente di ingrandimento, come se ogni sua azione fosse una prova da superare. La vera festa, la vera celebrazione delle donne, non dovrebbe essere un post it annuale, come un regalo che si fa per adempiere a un obbligo. La vera festa è quella che si costruisce giorno dopo giorno, quella in cui non solo le donne si alzano al mattino per affrontare la giornata con coraggio, determinazione e dolcezza, ma anche gli uomini – e chiunque abbia a cuore il cambiamento – si alzano con la consapevolezza che la parità non è un traguardo da raggiungere, ma una condizione da vivere ogni giorno.
la parità non è un traguardo da raggiungere, ma una condizione da vivere ogni giorno.
Non serve solo il rispetto, serve anche la possibilità di essere imperfette. Perché, sì, anche le donne devono avere il diritto di sbagliare, di essere vulnerabili, di non sempre avere la risposta giusta a ogni situazione. E non dobbiamo ridurle al ruolo di eroine in una saga epica, ma celebrarle come persone comuni, che vivono le stesse difficoltà di tutti, ma che meritano di essere riconosciute in quanto tali, senza che ogni azione diventi una “prova” di forza.
Che palle essere forti.
Che palle essere giustificate con ” ma sì tanto tu sei forte, supererai tutto”.
Sarebbe un’illusione pensare che l’8 Marzo sia solamente un promemoria per tutti noi, un giorno isolato nel calendario dedicato a riflettere su come dovremmo trattare le donne. Ogni giorno dell’anno dovrebbe rappresentare un’opportunità per riconoscere e apprezzare il loro contributo alla società, a partire dalle piccole battaglie quotidiane che affrontano fino alle sfide più grandi della vita, non solo nei momenti in cui ci fa comodo o quando vi è una “ricorrenza” da celebrare. Dobbiamo rendere omaggio alle montagne che le donne scalano incessantemente, con resilienza e determinazione, ora e sempre, da generazione in generazione. È necessario comprendere che festeggiare una donna non si limita a porgere un fiore profumato o a scrivere un post emozionale sui social media. Festeggiare una dona dovrebbe tradursi in un impegno autentico, in azioni concrete e continuative che riconoscano l’importanza e il valore delle donne nella nostra vita quotidiana e nella nostra società, creando un cambiamento significativo e duraturo nel futuro.
Festeggiare una donna è guardarla negli occhi ogni giorno, riconoscere il suo valore e darle spazio, libertà e opportunità.
Ma dove sono le nostre pari opportunità? Dove è la nostra libertà? Anche se mi sento più libera delle sorelle Brönte o di Colette, i passi da fare su questo ripido sentiero sono ancora tanti e forse le mie scarpe sono oramai usurate, i piedi mi fanno male e sento la stanchezza arrivare come una brezza tiepida. La lotta per l’uguaglianza è un cammino spesso impervio, dove ogni battaglia vinta svela nuove sfide da affrontare. Nonostante i progressi compiuti, è fondamentale riflettere su quanto lavoro rimanga da fare per garantire a tutte le donne gli stessi diritti e le stesse opportunità. Ciò che ci accomuna è la determinazione nel continuare a percorrere questo sentiero, anche quando le difficoltà sembrano sopraffarci. La nostra voce è potente e, insieme, possiamo alimentare un cambiamento duraturo. Solo unendoci e sostenendoci a vicenda potremo finalmente raggiungere un traguardo che non solo celebra le conquiste del passato, ma prepara anche un futuro luminoso per le generazioni e le donne a venire.
Ciao donne, auguri.
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