“Fatti Forza” il messaggio più gettonato.
Dovrei farci una maglietta.
Fatti Forza il nuovo messaggio del Buongiorno.
Forza di cosa.
Non lo so.
“Come stai?” Ho paura a rispondere. Evito la domanda, dico una bugia. Quando perdi un genitore le persone pensano di sapere cosa che cosa tu stia provando. Le uniche che possono davvero capire, trovando parole e gesti per tranquillizzare i tuoi pensieri, sono solo quelle che hanno perso, come te, un genitore. Qualcuno mi ha detto che perdere i genitori è fisiologico, quasi come se quel dolore dovesse avere un tempo da far scadere in fretta e i miei pensieri dovessero essere presto indirizzati altrove.
Perdere una madre, un padre, è come scendere in un pozzo di cui non vedi mai la fine. Quando perdi un genitore nella tua esistenza succedono tante cose che ti catapultano come un razzo nel mondo dei grandi, anzi degli iper grandi. Quando perdi un genitore tutta la tua vita e tutte le tue relazioni vengono istantaneamente e non volontariamente messe in discussione: ti rendi conto di quanto la vita sia breve e che i meme da ripostare su Instagram non bastano a ricordarcelo; ti rendi conto di quanto tempo hai perso dando per scontato e dandoti per scontata; ti rendi conto di quante cose avresti voluto fare diversamente. Avrei voluto più tempo, fare più domande, rispondere sempre al telefono, non sbuffare alzando gli occhi al cielo e passare ogni singolo momento insieme. Invece durante l’adolescenza l’ unica cosa che vuoi fare è scappare, è andare via, abbondare il nido, sentirti libero, nessuno intorno che ti debba dire cosa fare.

Te ne vai di casa, magari lontano, torni solo per le festività, sempre sbuffando. Poi un giorno, quando meno te lo aspetti, la vita ti porta il conto al tavolo apparecchiato solo per una persona.
Quando perdi un genitore puoi avere intorno amici o sconosciuti del web che ti pensano, si collegano, che ti donano qualche minuto della loro giornata o lunghissimi messaggi regalandoti abbracci virtuali gratis, ma dopo pochi giorni -eh sì, si parla di giorni- per loro tutto torna alla normale quotidianeità, quella dove tu, mio caro non esisti, e dove rimarrai niente più che quella persona che ha perso un genitore e che deve farsi forza.
“Fatti Forza” è il messaggio più gettonato.
Dovrei farci una maglietta.
“Fatti Forza” il nuovo messaggio del buongiorno.
Forza di che cosa?
Non lo so.
Difficile trovarla quando vedi una madre soffrire una vita intera e, dopo 30 anni, riprendersi per poi essere costretta di nuovo ad affrontare l’iter di un altro male, questa volta incurabile, che, in un soffio di vento, le porterà via l’anima, quell’ anima che rendeva mia madre anche “La Cinzia”.
Mia madre non è stata più mia madre molto prima di perderla definitivamente e forse questa è quella consapevolezza che più mi ha devastata. Non siamo riuscite a dirci più niente se non “Aiutami ad alzarmi”, “accompagnami in bagno” , “ti preparo un tè caldo” o uno “sforzati a mangiare qualcosa, che poi ti sentirai meglio”.
Sei così preoccupata che l’ assilli continuamente quando è evidente che la malattia vuole essere lasciata in pace, nel suo silenzio. Oggi mi sono rimasti solo i suoi messaggi vocali. Avremmo dovuto mandarcene di più. Quando perdi un genitore le tue certezze vacillano, il tuo Io vacilla. E anche se le ore e i giorni trascorrono, prima di andare a dormire, arrivano questi pensieri ombra dove ti rendi conto che anche oggi non hai ricevuto “l’ ennesima telefonata di Mamma” e che non vedrai mai più comparire la scritta “Mamu” sul telefono cellulare.
Mamma mi manca. Anche Eleonora mi manca.
Entrambe non torneranno più, ma le ricordo con grande amore.
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