L’ Amore Ai Tempi Di Instagram

Forse l’ amore non è la parola più adatta. Forse sono troppo romantica cercando di pensare che ancora possano esistere sentimenti reali e sinceri in questo tempo digitale. Mi sembra di vivere una puntata di Black Mirror, di quelle che quando finiscono ti lasciano a bocca aperta e con gli occhi strabuzzi, ma pur sempre pronta ad andare avanti nel vedere la successiva, forse in cerca di una speranza.

‍Ooo l’ amore ai tempi di Instagram.

O meglio ai tempi dei DM, di Messanger, di Snapchat, di TikTok, di Tinder, di Grinder e di Raya… per citare solo alcuni di quelli che conosco all’ alba dei miei 34 anni.

Sono nostalgica. Immensamente nostalgica.

Mi manca il coraggio, ma non il mio, quello degli altri. Il coraggio di andare avanti in qualcosa, di essere sinceri, di essere concreti, coerenti. E invece le mie relazioni sono costrette ad iniziare su un social network, da un commento ad una stories, da un messaggio privato, da un match con il giocatore di Rugby di una squadra mai sentita. E mi va bene, lo ammetto, mi reputo una persona moderna e con una visione al futuro ma tutte le volte il copione si ripete come una scena di un film di Woody Allen che dovrebbe far ridere e invece è un’ironico schiaffo alla realtà. E a me Woody Allen non piace. La realtà di una generazione che cerca sempre più affetto ma che ha paura di dare affetto, forse per incapacità, forse per pigrizia, forse per egocentrismo o forse perché in fondo non gliel’ha insegnato nessuno. Quanto vorrei ribellarmi. Vorrei urlare, scuotere e urlare ancora.

Ma invece su quello schermo da Bella Addormentata ecco un’ emoticon ricevuta, uno spiraglio che si intravede, conversazioni grandi perché la semplicità è “boring “ , l’ attesa nella notte, lo stalking compulsivo, l’illusione di grandi piani e poi da un giorno all’ altro, tra un’ alba e un tramonto il vuoto, il silenzio, le non risposte e ancora lo stalking delle tue notti insonniI messaggi vocali ai tuoi amici da 10 minuti per cercare un’ appiglio che non ti disegni come una pazza che si è inventata tutto, le chat che rileggi ancora e ancora per capire dove hai sbagliato e il frigo decisamente vuoto. 

Ci vuole tempo per capire che non hai sbagliato. Ci vuole tempo per capire che non è colpa tua, che tu vai bene così. Ci vuole tempo per adattarsi a questo nuovo tempo dove non riceviamo più visite inaspettate sul luogo di  lavoro, chiamate da 20 minuti, rose rosse che appassiscono in pochi giorni ma che non vedremmo l’ ora di mettere in un vaso, di sigarette fumate sotto il portone di casa, per non parlare di un invito a fare un aperitivo, una cena che non devi pagarti da sola e una sorpresa, qualunque ma  per lo meno pensata ed organizzata. 

E poi cammini per andare a lavoro e una voce nella tua testa, come una narratore fuori campo, tira le somme dei mesi e delle ore e delle notti passate a scriversi, a dirsi frasi in 120 caratteri solo per far colpo e a fare progetti come se stessimo scrivendo una sceneggiatura con colpi di scena qua e là e ciò che ti resta a fine giornata sono queste parole nella testa di racconti surreali di ciò che hai vissuto, che hai letto, sentito, subito e ti assicuro non immaginato; racconti di fantascienza pronti per essere messi in tavola come una barzelletta per  far ridere quei tuoi amici ancora sposati o fidanzati che con le tue storie vivono un momento di estraniazione e avventura dalla loro quotidianità. 

Ooo l’ amore ai tempi di Instagram.

Una grande fregatura.

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